Il vetro prende forma

 

Il reperto in vetro più antico, è una bottiglia esposta al British Museum, che risale al faraone Thutmose III, della 18ª dinastia, vissuto all'incirca nel 1450 a.C..

Si crede siano stati i mercanti Fenici a far conoscere nella zona del mediterraneo la tecnica del vetro; nell'età ellenistica la manifattura del vetro si diffuse in tutta l'area, tant'è che gli oggetti più antichi risalgono a quel periodo.

Durante I° secolo a.C. Un vetraio provo ad introdurre l'estremità di un tubo di vetro, l'interno di un crogiolo e prelevare una piccola quantità di vetro fuso, soffiando poi all'interno del tubo di vetro, dando così origine alla prima bolla di vetro soffiato, tutt'oggi viene utilizzata questa tecnica.

 

Il vetro soffiato a mano libera, con l'uso di stampi appositi viene prodotto su larga scala, producendo così vasi, bottiglie, fiaschi, bicchieri, di forme colori diversi. Della ricchezza e varietà degli oggetti che si trovano sulle tavole degli antichi romani agiati, ci sono molte testimonianze: iniziando del primo secolo e continuando per l'intero periodo, furono prodotti in tutto l'impero servizi da tavola in vetro soffiato, decolorando intenzionalmente il vetro delle migliori qualità, facendo passare il concetto di trasparenza.

Gli artigiani desiderosi di sfruttare la capacità di riflettere la luce, cominciano a produrre anfore e bicchieri sfaccettati.

Nel 50 a.C. il vetro diventa un materiale di uso pressoché comune e la tecnica della soffiatura che rivoluzionò in maniera importante la sua produzione, fu fatta conoscere durante la dinastia Giulio-Claudia, che permise di sostituire il metodo della colatura precedentemente utilizzato.

Nel 25 d.C. il vetro a colorazione verde-bluastro o verde chiaro, diventa il materiale per eccellenza per il mercato del vasellame da tavola e dei recipienti da conservazione, mentre il vetro incolore è molto più ricercato per oggetti di alta qualità, vengono inoltre prodotti interi servizi da tavola. Eleganza, raffinatezze e splendore, vedono il massimo raggiungimento di produzione durante l'epoca romana. 

Nel 1200 in Italia inizia a concentrarsi la produzione del vetro, in zone come Venezia, dove esisteva una corporazione di mastri “fiolari” o fabbricanti di bottiglie, mentre in Liguria i vetrai di Altare erano molto apprezzati anche all'estero. In seguito con il perfezionamento della tecnica a favore dello sviluppo scientifico nascevano nuovi prodotti come alambicchi, occhiali, lenti di ingrandimento e limitazioni di pietre preziose. Nasce così “bucae” la bottiglia dedicata al contenimento di olio e vino, che venivano poi marcate con il bollo della Repubblica di Venezia sul cerchio azzurro posto sul collo. Nel corso del tempo il vetro si trova tra l'oggettistica di metallo e di argilla in uso.

Nonostante Pompei sia stata distrutta nel 79 d.C. Si sono potute nel tempo recuperare bottiglie di vetro dedicate alla conservazione al servizio del vino.

L'arte vetraria, si sviluppò maggiormente nelle aree di grande diffusione della cultura della vite e dove si formavano grandi centri vinicoli (lungo tutta l'area del fiume Reno, della Mosella, della Senna e del Rodano); viticoltori assieme a vetrai, avevano già iniziato a dare forme più lineari, semplici e pratiche; iniziando così a produrre bottiglie e calici, aggiungendosi così ai già presenti contenitori di vetro che erano prevalentemente per olio, vino, profumi medicinali.

Nel ‘500 nonostante la buona produzione, le bottiglie di vetro, causa la loro fragilità, vengono prevalentemente utilizzate per il servizio a tavola.

Sarà verso la metà del ‘600 che l'arte vetraria modificherà la forma della bottiglia, nello stesso periodo in Inghilterra si produce il cristallo al piombo e in Boemia il cristallo potassico, favorendo alla bottiglia capacità di resistenza, sia per il trasporto che per la conservazione del vino.

1661, questa la data storica dove viene riconosciuta la bottiglia da vino ad opera di John Colnett.

La bottiglia nel corso dei prossimi cinquant'anni cambierà leggermente la sua forma, causa l’eccessivo uso di legname per produrre carbone, re Giacomo I° nel 1615 obbliga all'uso del carbone minerale, evitando così l'uso eccessivo del legno. Il vetro lavorato, con la fusione della silice, diventa molto più resistente, permettendo l'utilizzo delle bottiglie anche per il trasporto.

I primi all'uso delle bottiglie di vetri inglesi sono stati i francesi nella regione della Champagne, in seguito la Germania nella zona del Reno e poi in Piemonte.

 In Francia l’arrivo della bottiglia coincise con le prime prove di produzione dello champagne ad opera dell’abate celliere Dom Perignon, disperato per le troppe e frequenti rotture delle sue bottiglie che non “reggevano” la rifermentazione: rotture e scoppi che talvolta superavano il 90% delle bottiglie presenti nelle cantine.

Solamente anni più tardi, cioè verso i primi decenni del ‘700, si arrivò alla produzione di bottiglie più robuste tali da resistere alla pressione dello champagne.

Nel 1775 Schloss Joannesberg, grande intenditore e vignaiolo tedesco, inizia l’imbottigliamento dei delicati vini del Reno: nasce così la tipica bottiglia renana, sottile e molto slanciata.

In Italia la diffusione e l’uso delle bottiglie d’oltralpe, bordolesi e borgognotte, iniziò verso la fine del ‘700, mentre solo dal 1789-1790 comincia la standardizzazione dei formati con bottiglie di forme tipiche e differenti.

L’avvento dell’industria abbassa notevolmente i costi di produzione con la conseguente riduzione di quella artistica ed artigianale a favore di quella di serie in quanto la lavorazione del vetro subisce trasformazioni definitive.